Biografia:
nasce a Firenze il 24 maggio 1924. Studia presso l’ Istituto d’Arte di Firenze.
Nel 1942 è a Roma, entra nello studio di Virgilio Marchi come allievo e collabora alla realizzazione di messinscene teatrali e cinematografiche. Sempre a Roma s’interessa di scenografia e inizia a dipingere.
Ha contatti con Camillo Parravicini, Bragaglia, D’Amico, Prampolini e l’Accademia di Arte Drammatica. Il dopoguerra è a Pistoia dove insieme ad altri artisti, fonda l’Istituto d’arte, presso il quale insegna fino al 1959. Torna a Firenze nel 1964 e si dedica all’insegnamento e alla pittura. Oltre alla partecipazione a mostre collettive ed alcune personali, lavora per chiese ed edifici pubblici.
Sulla fine degli anni sessanta comincia un particolare interesse per la scultura, che lo porterà a realizzare: un ciborio e un fonte battesimale nella chiesa della Santa Famiglia di Prato, un ciborio ed un’acquasantiera nel convento delle suore infermiere presso Porta Pistoiese a Prato, un ambone nella chiesa del convento delle Clarisse a Pistoia, un crocifisso nella chiesa di S. Michele di Rovezzano a Firenze, un crocifisso nella chiesa di S. Maria a Marignolle a Firenze, un bassorilievo modulare nella facciata della scuola media di Tolentino (vincitore di un concorso nazionale), ha dipinto due pale d’altare su tavola, nella cappella dell’infermeria del convento dei Cappuccini di Montughi a Firenze, e una tavola a tempera raffigurante S. Pietro nella chiesa di S. Pietro a Figline di Prato.
Collabora con gli architetti Alberto e Diambra Gatti di Roma per lavori di decorazione, e maioliche in vari edifici del Lazio e della Sicilia.
Dopo il concorso per la decorazione dell’aerostazione di S. Eufemia (vinto ma non più eseguito a seguito della legge del 2%) scopre la scultura con il cartone seguendo una tecnica tutta personale alla quale si dedica dal 1971. Nel 1972 espone alla Lloyd di Firenze; in questi ultimi anni ha quasi esclusivamente lavorato attorno a queste opere in cartone. Muore il 12 giugno 1988.
Nella chiesa di S. Andrea di Cercina a Firenze, si conserva una Pietà in terracotta eseguita nel 1985.
Mio padre
La trementina, la vernice, la colla, il tabacco.
L’impronta di questi odori, che accarezzavano le figure, i segni e i colori sulle tele, mi ha seguito, forte come tutte le emozioni dell’ infanzia, nel percorso della mia vita.
In quell’ “involucro che era lo studio di mio padre, ho conosciuto il suo amore per le esperienze umane, per i miracoli della natura, Per il “racconto che la vita gli porgeva.
Così sono cresciuto nella consapevolezza di un “grande potere che come un fiume attraversa il nostro animo: la capacità di rappresentazione.
Mio padre, mentre disegnava, combatteva i suoi dolori, esaltava i suoi amori, in una continua “sfida” di riconciliazione, una forma quasi “sacrificale” che forse è antropologicamente dentro ognuno di noi
In questo modo di intendere la preghiera che è cosi vicino al dare materia all’ anima, l’incontro con mia madre lo ha abbracciato e stimolato fino alla fine; quando morì il mondo mi sembrò immensamente grande, forse perchè tale era stato il respiro che mi aveva trasmesso.
Tante cose mi mancano di lui, ma il tatto del palmo della sua mano che passa sul dorso della mia, non mi lascia mai.
Cosimo Melani, 16 marzo 2002
Recensioni
...In questo lungo processo di espressione, di chiarimento di un proprio mondo poetico, che e stato, in Melani, di obiettivazione, di proiezione nel tempo, della realtà contingente dei Suoi problemi piu attuali, delle sue istanze più drammatiche il Melani è stato fra i giovani più direttamente e praticamente impegnati del nostro difficile dopoguerra si sono andate sempre più definendo le qualità più Sincere del suo linguaggio
sempre coerente, che si esprime in una grafia sicura e immediata, a cogliere e fissare un sentimento della realtà.
Lara Vinca Masinj, presentazione della mostra collettiva alla Galleria dell’Accademia delle Arti del disegno, Firenze 18-31 marzo 1961.
...Il distacco dalla realtà (se non dal realismo) aumenta progressivamente, mentre si affina la tecnica del colore. La svariante tavolozza di un tempo si è ridotta a raffinate modulazioni di blu. Un ritratto assai intenso, una maternità spettacolare di aggressività e tenerezza, una ampia natura morta in cui gli stessi poveri oggetti di sempre sono come ammorbiditi e incipriati, una veduta di mercato rionale che diventa elegante nei sinuosi profili delle tettoie, una mucca piena di dignità e fierezza, un quadro di costume pienamente realizzato (Bar-Televisione) per taglio, penetrazione psicologica, pietà e umorismo.
Franco Montanaro, La Voce Repubblicana, 24-25 gennaio 1964, recensione della mostra personale alla Galleria Tornabuoni, Firenze 1964.
...Quando la pittura abbandonava il figurativo per apprezzamenti astratti di linea e di colore, Milo lavorava caparbiamente sull’ esperienza oggettiva. Signore del disegno, insisteva a conoscere il mondo ordinario e domestico con l’ entusiasmo e la fede dei naturalisti. Gli guidava la mano un gusto dei fare, antico, artigianale.
Ci fu, naturalmente, una lunga fase di assorbimento indiscriminato in cui salvava l’opera una sbalorditiva facilità e maestria del disegno e un certo gusto della saporosa materialità dei colore.
Direi che ormai massa, clima e luce sono divenuti gli elementi fondamentali della sua pittura. E direi anche che in essi funziona più poeticamente la luce; una luce non razionale e meccanica, ma psicologica, emotiva. Quando un pittore ha imparato a controllare la luce, che cosa ha ancora da apprendere?”
Marcello Pagnini, presentazione della personale alla Galleria Tornabuoni, Firenze 18 gennaio-2 febbraio 1964.
...Melani mostra un’assoluta fedeltà a quel mondo che da anni egli viene rappresentando con l’amore e l’onestà di chi ha fatto, una volta per tutte, la scelta più vera e più autentica rispetto alla propria vocazione: il mondo umano” della figura e degli oggetti usati (dall’omo, il mondo “naturale” (non naturalistico) degli animali e del paesaggio. Ci sono ormai nella sua Pittura dei valori saldamente acquisiti: la qualità eccezionale del disegno, la sicurezza della impostazione spaziale.
Giuliana Lanata, presentazione della mostra personale di Milo Melani alla Galleria Tornabuoni, Firenze 2febbraio-10 marzo 1966.
...Le forme dinamiche, dovute all’ impiego dei triangoli, dei frammenti di cerchio delle sezioni coniche, dei segmenti a forza ripiegati; quell’ intersecarsi complesso di essi, la incisività delle ombre curve.
Il taglio imprevedibile delle superfici, ove si producono tensioni di vele e di ali, non altrove, sembra possono trovare origine se non nella ricerca, che è caratteristica fondamentale del linguaggio futurista, a lungo sopito nella memoria, seppur inconsapevolmente affiorante in alcune sue opere, anche del tutto diverse.
E non possiamo non rilevarne la coincidenza con il riproporsi della sollecitazione futurista, con il suo impetuoso riemergere ed il suo suscitare un rinnovato vasto e vivace interesse, nel panorama della cultura artistica attuale.”
Alberto Gatti in: “Milo Melani sculture 1970-1985” Chiostro di S.Croce, Firenze 1989 |