Biografia:
E' nato a Prato il 24 settembre 1945, dove risiede in via Marie Curie 8 ed opera nello studio in via Borgo 58 a Prato.
Ha iniziato l' attività pittorica nel 1969 e da allora il suo lavoro è stato continuativo fino ad oggi.
Ha frequentato la scuola d' Arte "Leonardo" di Prato, seguendo corsi di disegno, pittura e incisione.
Dal 1985 al 1989 ha seguito la Scuola Libera di Nudo diretta dal prof. Rinaldo Frank Burattin.
Ha partecipato e partecipa a concorsi di pittura conseguendo premi e riconoscimenti importanti.
I suoi quadri figurano in collezioni pubbliche e private sia in Italia che all' estero.
Quando il pennello vola sulle tele
Il pennello scorre veloce, quasi volando sulla tela, e la fa da padrone come se a costruire, con estrema sintesi fra figurativo ed astratto, i suoi paesaggi fosse un alter ego difficilmente controllabile.
Guardando alcune sue opere, forse più “lavorate”, si potrebbe pensare anche il contrario perché hai la sensazione che strati di materia pittorica si siano aggiunti là dove già altri colori facevano fatica a farsi largo ma, per quelle destinate a contare nella produzione artistica di un pittore, sicuramente è la sua voce interiore a decidere se, della tela sul cavalletto, nascerà un paesaggio, a volte frutto di ricordi di viaggio e a volte sintesi di un assemblaggio di idee, o di un vaso di fiori o, infine, una di quelle composizioni di interni in cui il colore e geometria riescono a trovare il loro punto più alto di fusione.
E lui lascia fare al suo io, lascia che il pennello voli su ali di gabbiano e gli procuri gioia e divertimento perché, per Paolo Amerini, il dipingere è come planare sul mare dei sogni e scoprire di essere nato apposta per cavalcare le onde.
Ricordi in cui il colore, usato con forza leggera, s’ impregna di sapori e di odori che arrivano dai rumori del quotidiano ma che, in qualche modo, hanno relazione con i silenzi del sentimento.
Ricordi in cui la natura è il dato oggettivo di partenza.
Un dato che viene scomposto in continuazione per dare prospettive sempre diverse alle luci e alle forme degli impasti cromatici. Perché il suo è un continuo ritorno, un passaggio sempre nuovo sempre nuovo fra informale e figurativo, un passaggio che gli serve come rimo banco di prova per tentare di capire quale sia la strada per ripartire ogni volta che la sua pittura tende a cristallizzarsi in un “deja vu”.
Ecco, proprio questa capacità di ripartire sempre da capo, di ripercorrere la stessa strada, ma ogni volta, con un bagaglio più importante e consistente di conoscenze, fa di Paolo Amerini, che ha iniziato a dipingere con il pittore Rinaldo Frank Burattin (gli hanno insegnato equilibrio e uso della luce, prospettiva e bilanciamento della tela), un artista destinato a durare in un mondo di successi effimeri.
Perché Paolo può e deve continuare a crescere: l’ unica condizione è che, ogni volta, abbia il coraggio, come finora ha fatto, di rimettere in discussione con ironia il proprio lavoro senza naufragare nel concettuale o nelle icone della tecnologia e del successo.
La produzione degli ultimi due anni sembra camminare su questa strada maestra: abbandonate alcune tavolozze a volte troppo tecniche, ora sta sperimentando, direi con risultati che ti costringono perlomeno a osservare con estrema attenzione le sue opere, la contrapposizione fra ampi spazi vuoti, impreziositi da cromatismi delicati e campiture dense di colore che modellano le dimensioni e che lasciano il segno per la loro forza graffiata.
Pare che si diverta a creare, quasi fosse un puzzle colorato, quadri dentro i quadri dando vita ad una fantasmagoria di modi parabolici, (perché pur nei loro ritorni, guardano costantemente in avanti) in cui la mente si aggira senza sosta e senza condizionamenti. Il concetto essenziale è il cercare continuamente nuove soluzioni per veleggiare (le sue ultime barche sono, al proposito, emblematiche) in un futuro che, spesso, è già passato.
Alberto Gavazzeni
Amerini, il colore della natura
E’ un ragioniere che non tiene al titolo.
Tiene invece alla sua attività di pittore che ha accolto da tempo gli stimoli della modernità.
Paolo Amerini dipinge da oltre trent’ anni e anche lui è figlio della “Leonardo” e più nello specifico allievo della solita Anna Sanesi che passerà alla storia anche per aver battezzato e poi avviato tanti allievi nelle arti figurative.
Amerini aveva cominciato quasi per caso, stimolato dal pittore Artemio Cordovani che aveva intuito la sua predisposizione alla pittura : “in primo tempo – afferma Amerini; copiavo i suoi quadri, poi la Sanesi mi ha insegnato a camminare da solo”.
E per perfezionarsi aveva seguito per quattro anni i corsi di nudo da Rinaldo Frank Burattin.
Entrato nel mondo dell’ arte non è più uscito, anzi è stato così attivo da essere tra i fondatori del gruppo d’ arte “Flanagan” prima e poi, recentemente dell’ Associazione culturale “ Il Chiassino”.
Non passa molto tempo che la sua pittura abbandona il figurativo tradizionale per trasformarsi quasi in desiderio di percepire il reale in una piacevole dissoluzione, affrontando paesaggi, nature morte e fiori, i suoi temi preferiti. Si, perché la figura e ormai da tempo accantonata: ci si è provato in passato fissando sulla tela i personaggi che ha visto girando il mondo: nel suo studio di Via Borgo, per esempio, c’è un torero impegnato nell’ arena e accanto una figura di donna realizzata con colori matrici.
Un’ esercitazione del passato ben presto abbandonata tornando subito alla natura che più di ogni altra cosa ispira la sua pittura che oggi è prevalentemente costituita da “ tessere “ cromatiche che sintetizzano il soggetto nella rigidità strettamente formale, lasciando al colore il compito di accennato, intuito, attraverso una gamma di colori dal blu al verde, al giallo, al viola mentre il bianco crea una sorte di lampi di luce che allontanano la tensione della materia dove, talvolta, appaiono i cenni dei cosiddetti materiali poveri impastati alla vernice.
Quel tanto che basta per capire che anche la natura ha le sue contaminazioni, aggredita com’è dall’ uomo e dalla sua incuria.
Una pittura che nella sostanza non è alla ricerca di “…sensazione”, non intende nascondere i suoi significati, ma si pone come lettura equilibrata tra il formale e l’ informale. Servendosi del colore e di una poetica dell’ immagine.
Sono tele, specialmente quelle dell’ ultimo periodo, dense di materia che però è andata gradatamente dissolvendosi per lasciare ancor maggior spazio al colore che diviene quasi elemento essenziale con le sue scansioni dove ormai il segno è soltanto accennato, per lasciare il posto all’ attrazione, alla sintesi, all’ essenzialità.
A guadagno sicuramente, della poesia e della spiritualità.
Franco Riccomini
E' presente nei Musei:
Museo all' Aperto
di Luicciana PO
Centro d' Arte Moderna e Contemporanea
La Spezia
Museo d' Arte Contemporanea Italiana
Repubblica di Costa Rica
Associazione arte e Spiritualità
Centro Studi sull' Arte Moderna Brescia