IL FUTURISMO
Verso la fine del 800 si assiste in Italia ad un progressivo sviluppo industriale, seppure in ritardo rispetto alla Francia e alla G. Bretagna, si ha specie nel Nord- Ovest d’Italia uno sviluppo che va a scapito e contrasta con le regioni del Sud, ancora legate ad una realtà contadina. La rete ferroviaria comincia a collegare le varie regioni, è un periodo di grande mobilità, la povertà è notevole sia al sud che nel centro Italia è il periodo in cui la grande emigrazione vedrà oltre 500.000 italiani l’anno emigrare verso il Nord America e L’Argentina.
Questa industrializzazione sarà causa di molti scontri sociali che culmineranno nel 1900 con l’uccisione di Umberto 1° di Savoia da parte di un anarchico Gaetano Bresci che a Monza ucciderà il monarca. In un clima di fermento e rinnovamento socio-economico, nell’avventura intrapresa dalla nuova tecnologia delle macchine si innesta il Futurismo.
Fondatore ed ideologo è Tommaso Martinetti nato ad Alessandria D’Egitto nel 1876 da famiglia benestante, il padre è funzionario dello stato e la madre è insegnante di italiano. Alessandria è sotto giurisdizione inglese, ma la cultura è quella di una città cosmopolita, in cui la Francia è presente con la sua cultura e la carica di rinnovamento di cui è portatrice.
Martinetti è uno studente che ha già nel sangue la vocazione alla letteratura, allo strappo della regola, infatti viene allontanato dall’istituto religioso in cui studiava per aver introdotto i libri licenziosi di Emile Zolà. Continuerà i suoi studi in Francia e li otterrà il suo baccalaureato in giurisprudenza, così come voleva il padre. Ma la sua vocazione era la letteratura e già ai tempi della scuola appena 17enne fondò con pochi soldi presi in prestito, un giornaletto scolastico dal nome “ Papirus “. Nel 1902 Marinetti scrive “ la conquista delle stelle “ in francese ed in stile Simbolista –futurista.
Il futurismo si nutre del nuovo dinamismo, del ritmo, della velocità di robustezza e potenza che aleggia nelle nuove città, nelle periferie in crescita, nelle fabbriche operose e fumanti, nel rombo dei motori, nei sibili dei treni e delle macchine.
Il futurismo apparirà col suo manifesto sul Figarò giornale francese nel 1909 e sarà il punto di partenza da cui pittori, musicisti, poeti, prenderanno le mosse per lanciare uno dei movimenti più reazionari della storia dell’arte, è stato forse l’unico caso in cui l’arte si è fuso come movimento sociale - politico, invadendo tutti i campi: dalla moda, la pubblicità, la musica, la poesia, la cucina, il teatro.
Alle serate futuriste, una sorta di happening tra musica, poesia, danza, non di rado finiva tutto in una rissa. Nella volontà, nella visione futurista, il dissenso la stroncatura era parte della rappresentazione stessa, così come il lancio di ortaggi vari e uova.
Nella logica futurista tutto doveva essere proiettato verso il rilancio di un mondo nuovo “..noi vogliamo distruggere i musei, le biblioteche le accademie…” proclamavano la necessità del rifiuto di tutto ciò che erano i valori tradizionali in quanto causa dei rallentamenti del progresso, al punto di glorificare la guerra come “sola igiene”del mondo.
I futuristi detestavano le forme tradizionali dell’arte, l’accademismo, il classicismo inteso come gusto decadente così come l’architettura, fino a raggiungere il disprezzo della donna, da intendere la figura “donna” come immagine intrisa di decadente voluttà, scrigno conservatore dei valori più tradizionali e conservatori, tesi ripresa spesso anche da D’Annunzio.
Nel 1910 farà la comparsa il “Manifesto dei Pittori Futuristi “ tra i firmatari Balla, Russolo, Boccioni, Carrà e Severini, a questo manifesto farà seguito il “ Manifesto tecnico della pittura”
a cui seguiranno molti altri manifesti che toccheranno quasi tutti i campi.
La volontà di cambiamento, la forza dirompente che essi trovarono nelle fabbriche negli opifici nelle macchine, la velocità è anche il desiderio confuso e irrazionale di un epoca che si andava segnando verso un nazionalismo esasperato, che vedeva nella guerra quel desiderio di rinnovamento e crescita che cercavano.
L’anno 1914 segna per il movimento futurista il passaggio dalle teorie estetiche all’intervento politico. In quest’anno Balla, Carrà, Marinetti, Piatti, Russolo e Boccioni pubblicano il manifesto: Sintesi futurista della guerra. In settembre Marinetti, Boccioni e altri seguaci del movimento vengono arrestati durante una manifestazione interventista e restano per cinque giorni in carcere perché avevano bruciato in piazza del Duomo otto bandiere austriache.
Nel febbraio del 1915 Marinetti è nuovamente arrestato a Roma durante una manifestazione interventista davanti al Parlamento. Con lui viene arrestato Mussolini, che Marinetti aveva conosciuto socialista nel salotto della Sarfatti in corso Venezia e che ora, avendo rotto con i socialisti si era lanciato in una campagna interventista. I due si trovano così a fianco nella stessa lotta, che li vedrà ancora in guardina assieme in aprile in seguito ai disordini scoppiati durante un’altra delle tante manifestazioni interventiste che si susseguono in tutta l’Italia.
Allo scoppio della guerra molti futuristi si arruoleranno, Marinetti, Sant’Elia, Boccioni, Russolo, Carrà, Funi, Erba, Sironi e Piatti si arruolano nel “Battaglione lombardo volontari ciclisti” e partono per il fronte,e oltre una decina, tra i più noti, perderà la vita, tra cui Boccioni il futurista più sanguigno e focoso, che non esitò ad affrontare Ardengo Soffici dopo che questi stroncò in maniera pesante la 1° mostra futurista tenutasi a Milano. Al bar delle giubbe rosse a Firenze si presero a schiaffoni, poi la disputa si trasformò in una mega rissa continuata sino alla stazione tra “vociani “ e futuristi. Finirono tutti al commissariato, ma servì a schiarirsi le idee.
Anche il giovane architetto Sant’ Elia morì in guerra durante un assalto, un anno dopo lo scoppio della guerra. E’ stato forse l’unico, certo il più grande esponente dell’architettura futurista, le cui visioni di una architettura dinamica, da integrare nella tumultuosa vita moderna fatta di macchine e novità è stato punto di riferimento a cui hanno attinto le avanguardie dell’architettura moderna italiana.
Carlo Carrà, arruolatosi entusiasta per la guerra, partecipò a molte azioni militari che però lo scossero profondamente e subì un crollo psicologico. Fu ricoverato presso l’ospedale di Ferrara dove conosce De Chirico, Savinio e De Pisis assieme ai quali elabora la “pittura metafisica”, uno stile artistico agli antipodi del futurismo.
Luigi Russolo viene ferito sul Monte Grappa. Anche Marinetti viene ferito nel 1917 durante la battaglia del Kuk. Ritorna però a combattere, partecipando all’ultima campagna di Vittorio Veneto che pone termine alla guerra, dove prenderà una seconda medaglia al valore. Alla fine della guerra, Martinetti tornato a Milano scrive il “Manifesto del partito futurista italiano” che darà vita ai “fasci futuristi “.
C’è in quel periodo la questione Fiumana, la “vittoria mutilata” D’Annunzio riesce a formare una legione con 2500 arditi tra cui molti futuristi che vedevano in quella impresa un riscatto e la consacrazione del culto futurista all’azione al pericolo, all’energia, alla temerarietà, tra essi Martinetti e D’Annunzio che con i suoi legionari occupò Fiume senza spargimento di sangue e instaurò la reggenza del Carnaro.
Si proclamò Duce e promulgò alcune regole in cui metteva in pratica le sue idee. Siamo nel 1919 e tra le regole che furono promulgate si annoverano : eguaglianza dei sessi, voto anche alle donne, libertà di culto, amore libero, il divorzio, scuola obbligatoria, regole redatte anche con l’aiuto di De Ambris, un noto sindacalista.
Tra i legionari si distinse un giovane legionario Guido Keller unico che potesse dare del tu a D’Annunzio. Keller, aviatore, fu un personaggio stravagante e bizzarro.. Fu pilota nello stormo di Francesco Baracca eroe dei cieli ucciso in volo a pochi giorni dalla fine della 1° guerra mondiale aveva al suo attivo 34 aerei abbattuti.
Keller formò una squadra “la disperata” che aveva come simbolo la svastica antico simbolo del sole.
Dormiva nudo su un albero, con la sua aquila addomesticata. Noto è il suo raid aereo sopra il Campidoglio dove lanciò una corona di fiori sul monumento ai caduti e un pitale su Montecitorio.
La reggenza del Carnaro durò 17 mesi dopo di che fu Giolitti che con un’azione di forza sgombrò Fiume. L’azione costò la vita a 25 legionari e 19 soldati italiani “il Natale di sangue”.
Nel Marzo del 1919 Mussolini fondò i fasci di combattimento, e tra i candidati oltre Martinetti e altri uomini di cultura, anche Arturo Toscanini. Ma alle elezioni la lista ottenne solo poche migliaia di voti. Mussolini Insieme a Martinetti fu arrestato in seguito per dei tumulti che provocarono davanti la redazione dell’ “Avanti”.
Siamo all’anno 1925 l’Italia è ormai sotto il controllo del fascismo e Mussolini cerca di normalizzare il paese, il futurismo da movimento d’avanguardia si è trasformato in laboratorio che lo vedrà aprirsi a molte esperienze diverse, perdendo quella carica di rinnovamento, di scossa elettrica che lo ha distinto per così lunghi e difficili anni.
Ironia della sorte, mossa beffarda e “futurista” nel 1929 Mussolini insignì Marinetti del titolo di Accademico d’Italia.
Nell’agosto del 1944 si trasferisce a Bellagio dove muore colpito da infarto il 2 dicembre dello stesso anno. Con la morte di Marinetti si considera finito il movimento propulsivo e dirompente che ha caratterizzato un periodo recente della storia dell’arte. Non tutti sono d’accordo, molti anche in tempi moderni si rifanno alle tematiche, alla filosofia di base del futurismo come arte-scienza come estetica anticipatrice di fatti in divenire, unico movimento morto ma con idee ancora vitali e future da renderlo ancora avanguardia.
L.C.
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