Affresco


La tecnica dell’affresco impone che il colore (pigmenti stemperati in acqua) sia steso sulla superficie dell’intonaco quando questo è ancora fresco(in genere per l’affresco vero e proprio si consiglia 4 ore dalla preparazione dell’intonaco). Per mezzo fresco, invece, si intende una stesura con pigmenti stemperati in grassello di calce e applicati su un intonaco essiccato per più di 8 ore. Nell’affresco il pigmento si fissa, facendo corpo unico, con il grassello dell’intonachino, grazie al fenomeno della carbonatazione della calce (l’intonachino reagisce con l’anidride carbonica atmosferica eliminando l’acqua e formando carbonato di calce). Con la tecnica «a fresco» non sono consentiti ritocchi.

Rispetto ad altre tecniche presenta una varietà di tonalità di colore leggermente più ristretta. I pigmenti infatti devono resistere all’alcalinità della calce. I pigmenti più usati sono: bianco di calce, ocre, giallo di Napoli a base di antimoniato di piombo, terre, lapislazzuli, nero vite, quercia e pesco. Nell’affresco con traccia di trasferimento per punti, il decoratore appoggia lo «spolvero », cioè il cartone con il disegno da riprodurre sopra l’intonaco da decorare. Con uno strumento appuntito pratica dei piccoli fori in corrispondenza dei margini del disegno, questi vanno a incidere l’intonaco lasciando così una debole traccia del decoro da realizzare.

In altri casi il decoratore fora solo il cartone, su questo vi batte sopra la «bugatina» (un sacchetto di garza pieno di terra d’ombra). Sull’intonaco rimane così solamente la traccia per punti dovuta alla terra d’ombra che vi si è depositata. Per le partiture architettoniche spesso si usa la «corda battuta»: una lenza intinta di colore, per lo più terra colorata, viene posizionata (ad es. si dispone in modo che definisca il limite di una colonna), successivamente viene «pizzicata» e quindi il colore si deposita sulla superficie dell’intonaco lasciando una traccia della decorazione da eseguire. Con la tecnica di trasferimento per quadrettatura si tracciano incisioni disposte secondo riquadri. Questa è la traccia utilizzata dal decoratore per trasferire la decorazione dal cartone, probabilmente in scala ridotta, alla facciata.

Giornate. Le parti di intonaco completate in giornata.
A partire dal XIII secolo, le «pontate» orizzontali, di uguale altezza, iniziano a essere sostituite da «giornate» di diversa estensione; a seconda della complessità esse potevano comprendere un’ampia porzione di fondo, una sola figura, o un solo particolare. In genere si aveva l’accortezza che la «giornata», si concludesse in corrispondenza di aperture, fasce e cornicioni di modo che fosse meno visibile il raccordo con le altre parti dell’intonaco. Nei grandi cicli della basilica di Assisi sono stati rilevati, accanto a partizioni tradizionali basate ancora sulle «pontate», i primi esempi di «giornate» suddivise col nuovo sistema.

Lacca. Per lacche si intendono pigmenti ottenuti per precipitazione di un colorante organico su una base, o substrato, che normalmente è una sostanza inorganica, inerte, insolubile, semitrasparente e finemente suddivisa, come a es. l’idrossido di alluminio o il solfato di calcio.

Pittura acrilica al quarzo. Queste pitture permettono, generalmente, il ritocco senza che i colori si mescolino. Hanno aspetto brillante dovuto alla proprietà ottica dell’olio di far risaltare il colore. Rispetto alla tinteggiatura a colla e a tempera, hanno maggiore elasticità e quindi capacità di seguire le deformazioni del fondo su cui è applicata; possiedono inoltre notevole impermeabilità. Sono generalmente costituite da un pigmento quasi sempre inorganico e artificiale, un veicolo o legante che trasporta le particelle colorate e costituisce la pellicola pittorica, un diluente che ha lo scopo di dare consistenza alla miscela e un seccante che accelera l’essiccazione e determina spesso le caratteristiche della pellicola; talvolta sono presenti antifermentativi o antimuffa.

La diversità tra i vari prodotti dell’industria dipende soprattutto dal tipo di legante e in misura minore da come si mescolano pigmenti e seccanti diversi e dagli additivi. Il potere coprente delle pitture può essere determinato dal pigmento e dalle cariche che vengono additivate, come la silice, il solfato di Bario, l’asbetina, il caolino ecc. Esistono pitture con diversi tipi di olii, pitture a base acquosa o idropitture, dispersioni di resine (viniliche, acriliche, alchidiche, poliuretaniche, epossidiche ecc.), emulsioni di olii in acqua e resine. La presenza di resina filmogena impedisce la penetrazione nel supporto e l’impossibiltà di penetrare è direttamente proporzionale alla quantità di resina. La scelta dell’introduzione degli idrofobizzanti, inoltre impedisce una buona traspirazione della muratura su cui la tinta è stesa.

Pittura lavabile. Ha una buona adesione al supporto. È di facile applicazione e offre una buona resistenza agli agenti atmosferici. È una dispersione acquosa di polimeri o copolimeri, con pigmenti organici e inerti. Il sistema di essiccazione del legante avviene secondo due modalità diverse: evaporazione del solvente acqua e coagulazione della miscela dispersa. Pontata. Fascia orizzontale di intonaco di uguale altezza che ricalca la spaziatura presente nei ponteggi.

Tinta a calce. È la tinteggiatura tradizionale più diffusa. Può avere una buona trasparenza. Può essere applicata su tutte le superfici di nuova esecuzione, il cui intonaco sia a base di calce, oppure su superfici già trattate precedentemente con tinte a calce. La stesura a secco può essere eseguita anche su murature di pietra senza intonaco. Nella preparazione e stesura del colore occorre tenere presente il cosiddetto effetto «tempera»: la tinta applicata, asciugando, schiarisce e aumenta il potere coprente. La tinta a calce è una miscela di calce idrata o grassello, pigmenti ed eventuali fissativi. La calce idrata può essere usata subito dopo essere stata impastata.

Il grassello, comunque preferibile per la resa, ha tempi più lunghi: deve infatti essere ben spento per ridurre il rischio che al suo interno siano presenti parti non idrate, calcinelli o calcinaroli, e inoltre è necessario attendere che il tasso di alcalinità sia abbastanza basso. I pigmenti devono rispondere a due requisiti fondamentali: resistere all’azione caustica della calce dell’intonaco (soprattutto nelle stesure a fresco) e non presentare eccessivi abbassamenti di tono una volta applicati. I fissativi possono essere di origine organica (caseina di latte, colle animali o vegetali, tuorlo o bianco d’uovo ecc. prevalentemente usati in passato) o di origine inorganica (resine).

Oggi si trovano in commercio preparati a base di calce pronti per l’uso. In questi prodotti, spesso, è presente una percentuale di resine, quasi sempre acriliche (per migliorare l’adesione al muro) e di idrofobizzanti sintetici (per far assorbire meno acqua). Generalmente non sono presenti conservanti (la conservazione del prodotto è garantita dalla basicità della calce). Tinta a colla o a tempera. Ha una varietà cromatica maggiore rispetto alla tinta a calce. Permette la sovrapposizione dei colori e consente ritocchi. Ha una trasparenza limitata. È opaca. La preparazione del fondo, base di colore bianco mescolato a leganti di origine animale o vegetali, assume particolare importanza se la superficie è disomogenea e con rappezzi di intonaco. Tende ad alterarsi col tempo (esfoliazioni, polverizzazioni) e a subire l’attacco delle muffe.

È quindi applicata prevalentemente negli interni, preferibilmente nei soffitti con un numero di strati ridotto di esiguo spessore. I pigmenti, a differenza della tinta a calce, sono disciolti in soluzioni che, a seconda delle varie tradizioni comprendono caseina, latte vaccino,colla di pelle e di ossa, gelatina pura e colla di farina (sostanze che contengono proteine e amidi). Nei cantieri di restauro è molto usata una tinta a tempera con fissativi moderni (collanti vinilici, acrilici o di altro tipo di sintesi), che sostituiscono le colle tradizionali senza produrre effetti troppo dissimili. La traspirabilità è comunque ridotta. Talvolta si usa un’emulsione di olio di lino cotto che facilita la stesura e garantisce una buona aderenza e resistenza superficiale. Questo permette un impiego della tinta anche all’esterno (specialmente se nei pigmenti è contenuto carbonato di calce o grassello).

Tinta ai silicati. È una tinta più resistente di quella a calce e di quella a colla (se il silicato è sufficiente neutro). Non dà luogo a pellicola, è «traspirante» e invecchia «nobilmente» come le tinte a calce. La stesura presenta diverse difficoltà operative quali: scarsa compattezza, specie su vaste campiture, necessità, di ottenere la giusta diluizione per evitare colature visibili o fenomeni di ritiro. Deve essere data su fondo completamente asciutto, per evitare successive efflorescenze; il supporto non deve essere «compromesso» da precedenti coloriture a legante polimerico. In presenza di intonaci disomogenei o di superfici con calce o gesso, è necessario isolare prima il fondo con una miscela di latte, acqua e calce, data in una o due mani.

Se la superficie su cui deve essere stesa ha una finitura troppo liscia prima di applicare la tinta si può stendere una soluzione di acido cloridrico diluito con acqua in rapporto 1:8 o 1:10. Si rende così la superficie più ruvida e si permette alla tinta una migliore presa. Il supporto ideale è costituito da un intonaco composto da cemento e aggregato siliceo, ma vengono anche usati intonaci a base di malta bastarda di cemento e calce o ancora sola calce unita sempre con granuli silicei. I prodotti base per queste tinte sono i silicati di potassa e di soda e i pigmenti organici soprattutto ossidi di ferro (i pigmenti organici sbiadirebbero a contatto con le basi dei silicati).

Introdotti sul mercato nel XIX secolo senza troppa fortuna, sono stati di recente (anni ’60) riproposti in versione nuova (da prodotti bicomponenti sono stati trasformati in monocomponenti). Nei silicati tradizionali(bicomponenti) i coloranti si miscelavano preventivamente con il bianco di zinco, base dei colori, e successivamente con il silicato. In alternativa al bianco di zinco potevano essere utilizzati, per lavori meno impegnativi, altri bianchi più economici ma di minor effetto. L’amido e il carbonato di calce, in alcuni casi, venivano miscelati col silicato per ottenere una maggior compattezza della tinta. Il silicato, diluito solo in acqua (con rapporti da 1:8 a 3:8 a seconda che sia dato a pennello o con la pompa) costituisce anche un valido fissativo per le tinte a calce, con un aumento, però, di tono della tinta stessa. Secondo alcuni autori la discreta insolubilità dello strato di silicato ne consiglia l’adozione per i paramenti esposti ad acqua battente e in prossimità del mare.

Vernice. Le vernici, in genere, sono caratterizzate da una pellicola trasparente, lucida o opaca. Sono applicate soprattutto su legno, più raramente su intonaco. L’uso di lacche, peraltro abbastanza raro, è invece limitato agli affreschi. Le vernici sono generalmente soluzioni di resine (naturali o di sintesi) con oli più o meno seccanti: le resine naturali (comprese le gomme) sono generalmente il copale, la colofonia, la trementina, il benzoino, la dammar, il mastice ecc.; le resine di sintesi usate sono siliconiche, epossidiche, poliesteri, fenoliche ecc.

Fonte: www.edilizianews.com


Mercoledì 19 Giugno 2013



































 
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